In un’intervista, infatti, Marjorie si è detta fermamente convinta che BioWare abbia pubblicizzato il suo videogioco con uno spot “tecnicamente ingannevole”. Principalmente sarebbero sue gli slogan pubblicitari messi sotto accusa dalla stessa direttrice: il gioco secondo i vari spot permetterà di “vivere l’inizio, lo svolgimento e la fine di una storia emozionante come nessun’altra, in cui le scelte che si compiono modellano la propria esperienza e i risultati conseguiti”. Secondo Marjorie in realtà questa affermazione non può essere assunta come verità assoluta: il gioco infatti non dà la possibilità all’utente l’opportunità di modellare una propria esperienza di gioco unica e peculiare.
L’altro messaggio incriminato è il seguente: “Lungo il percorso, le vostre scelte determinano esiti rilevanti, incluse le relazioni con personaggi chiave, il destino di intere popolazioni e anche la possibilità di scenari conclusivi radicalmente differenti”.
Questo lascerebbe intendere che il videogiocatore ha completamente a disposizione l’opportunità di scegliere lui l’esito del videogioco ma in realtà la struttura ed il contenuto del gioco non può essere modificato solo dalle scelte di chi lo usa.
Secondo la Stephens, è necessario che i produttori di videogame stiano bene attenti ai messaggi che pubblicizzano: questi infatti devono cercare di evitare di affermare verità assolute, soprattutto se queste evidentemente non lo sono.
Effettivamente è stata la stessa BioWare a contraddirsi: recentemente ha infatti annunciato che presto gli utenti potranno scaricare un nuovo DLC che riguarderà l’epilogo del videogioco ma il messaggio contenuto nel finale non potrà cambiare.
Polemica inutile o siamo davvero di fronte ad una pubblicità ingannevole?

