Le proteste che comunque hanno convinto più facilmente il governo ad abbandonare questa strategia, non sono state tanto quelle dei consumato bensì le proteste degli operatori telefonici: questi infatti avevano immediatamente annunciato che si sarebbero fortemente opposti a questa decisione che avrvrebbe danneggiato in maniera importante i vari gestori telefonici.
Infatti le compagnie sarebbero state obbligate ad aumentare i propri tariffari di due centesimi e questa soluzione avrebbe spinto i consumatori a ricercare soluzioni più economiche per scambiarsi messaggi. Le compagnie temevano soprattutto che molti più consumatori avrebbero scelto di utilizzare quei servizi che permettono l’invio gratuito di sms attraverso la rete. Inoltre, sempre a causa dell’aumento del costo degli sms, i gestori telefonici avrebbero dovuto ritoccare anche i prezzi dei vari pacchetti abbonamento. Insomma lle compagnie telefoniche avrebbero potuto correre il rischio di vedere diminuire la propria utenza e così hanno mostrato subito di non essere disposte a trattare su questo argomento.
Coloro quindi che mandano molti sms al giorno possono rimanere tranquilli: è ormai quasi certo che il governo abbia completamente rinunciato alla possibilità di aumentare di 2 centesimi il costo per ogni invio. Tutto bene quel che finisce bene? No. E’ vero che il governo ha rinunciato a questa tassa ma è altrettanto vero che bisogna trovare i fondi per finanziare la protezione civile. Ad essere così tassati (un’altra volta!) saranno gli automobilisti. Infatti con il prossimo decreto la benzina potrebbe costare 10 centesimi in più al litro: 5 centesimi di aumento sono previsti per lo Stato mentre ulteriori 5 centesimi sono previsti a favore delle regioni.
Ci aspettano quindi tempi difficili.
