Le tastiere virtuali, di cui si parla con sempre maggiore insistenza, sono gadget tecnologici effettivamente interessanti, ma gli analisti trasmettono la sensazione che un tale salto verso l’astrazione dal dispositivo fisico sia ancora lontano. O quantomeno, non così vicino come ad un primo momento sembrava. Al CES 2013 di Las Vegas, che per questa settimana tiene banco in quanto centro nevralgico mondiale delle proposte per l’elettronica di consumo, hanno trovato spazio anche prototipi di tastiere virtuali: CTX VK2000 Keyfob Virtual Laser Keyboard ne è l’esempio.
Questo modello avrebbe dovuto fornire la confortevole sensazione di digitare su una tastiera con tutti i tasti a disposizione, così da sostituirne una reale quando è difficile da portare con se, ma il risultato non è quello che ci si aspettava. Il piccolo proiettore infatti crea su una qualsiasi superfice piatta una normale tastiera QWERTY che, alla prova degli esperti (e curiosi) intervenuti alla manifestazione, non ha soddisfatto. La ragione delle performance da rivedere completamente non è da ricercarsi nelle ragioni tecniche tradizionali: la sincronia con i dispositivi ai quali la tastiera virtuale dovrà collegarsi (pc, laptop, smartphone, tablet) avviene rapidamente ed in maniera precisa, tanto da non risultare rallentamenti durante la digitazione; la batteria del proiettore, che oltre alla luce ed alla interpretazione dei canali deve anche creare la rete Bluetooth, appare adeguata ad un utilizzo in sede di mobilità, ed il case che ospita il proiettore è piccolo, comodo e piuttosto resistente.
Il problema è l’ambiente circostante: trattandosi di luce inviata e luce riflessa, ogni variazione di tale luce verso il proiettore è fonte di interferenza, ed è così avvenuto che il semplice smalto sulle unghie abbia mandato in confusione il dispositivo che ha smesso di funzionare, con grande imbarazzo dei rappresentanti della CTX che, fino a quel momento, avevano avuto vita facile a lodare il proprio prodotto. L’episodio ha quindi messo in luce come una soluzione che in laboratorio, o comunque in condizioni ottimali, risulta pregevole e performante, può invece comportarsi in maniera totalmente inaspettata ed inadeguata quando sottoposto a condizioni di utilizzo causali. L’avvento quindi di una tecnologia di riconoscimento del movimento, dato che tale è in ultima analisi la tastiera virtuale, che molto in questo periodo sta facendo discutere ed entusiasmare, deve quindi ancora progredire sino a risultare affidabile come la pressione di un tasto. Al momento, il modello VK200 Keyfob è compatibile con la maggior parte dei dispositivi forniti di connettività Bluetooh e venduto ad un prezzo di 100$.