Il rischio è quello di asserire cose non vere, commettere strafalcioni e, per esempio tramite l’errata attribuzione di un’immagine a un nome, di confondere identità e di violare la privacy di individui non coinvolti nelle vicende trattate (e di cui non si possono quindi mostrare foto, indicare nomi e altri dati).
L’intervento di oggi è avvenuto proprio a seguito di uno di questi qui pro quo da ‘superficialità del web’: due cittadini avevano visto pubblicata la propria immagine, presa da Facebook, erroneamente associata a persone omonime decedute durante il recente terremoto d’Abruzzo. I protagonisti del malinteso si sono dunque rivolti all’autorità competente, chiedendo lumi.
I nomi pubblicati nei servizi di cronaca erano corretti, ma le fotografie ad essi associate erano state trovate facendo una semplice ricerca su internet e scaricando l’immagine presente nei profili che i due segnalanti avevano aperto nel famoso social network.
L’Autorità ha imposto la cancellazione degli scatti dal sito web e dall’archivio online dei quotidiani interessati, chiedendo ai cronisti un rispetto più rigoroso della deontologia e a una maggiore attenzione.
Fonte: Quo Media



