Ma SmartyCard non è fa beneficenza: i punti vengono acquistati sotto forma di credito prepagato dai genitori dei ragazzi. Con 10 dollari si compra un pacchetto di cinquemila punti, e si entra nel mondo del learn-earn-play (impara, guadagna, gioca), rivisitazione anglosassone e telematica del più semplice imparare giocando.
Internet diviene quindi strumento di apprendimento, gradito ai bambini che al solito combattono quotidiane battaglie con i genitori per poter utilizzare il computer, e agli stessi genitori cui pare di avere finalmente un controllo sulle scorribande via web dei figli.
“I mondi virtuali e i videogame stanno conquistando i cuori e le menti dei bambini, e questo mette a disagio molti genitori – spiegano dalla compagnia – SmartyCard sfrutta queste passioni e vi lega il valore universale dell’apprendimento attraverso la ricompensa”.
Sono però i premi e le modalità stesse dell’apprendimento a giocare un ruolo centrale nella vicenda. I critici storcono il naso di fronte a ricompense materiali (pagate in fondo sempre da mamma e papà) e a uno studio in isolamento, privo di interazione con altre figure umane.
Ma, soprattutto, è opinabile quanto sostiene la compagnia ideatrice del portale: “Se i ragazzi iniziano ad associare l’apprendimento al guadagno e al divertimento, capiranno che nella vita il successo deriva dal duro lavoro e dalla conoscenza”. Perché, se l’equazione conoscenza = successo fosse vera, sarebbe davvero tutto più semplice.
Fonte: Quo Media


