Il presidente Ifpi, John Kennedy, commenta così i dati dell’ultima ricerca: “L’industria musicale sta cercando di reinventare se stessa e i propri modelli di business spingendo anche sulla distribuzione gratuita per utenti dei brani, e ripagandosi con altre forme di business che vanno dalla pubblicità online agli accordi con gli internet service provider”.
Visti i risultati decisamente negativi ottenuti dai discografici musicali con le sanzioni contro la pirateria online, la direzione più convincente per limitare i danni economici dei download di musica illegale sembra essere quella che include accordi con piattaforme come Myspace Music e fornitori di accesso web, al fine di svolgere un controllo indiretto ma forse più efficace.
Questa tattica sembra funzionare, basti pensare che iTunes, che detiene il 90% del mercato musicale in questione, raggiunge il 20% sul totale delle vendite musicali con il +15% sul 2007. Bisogna dunque puntare sul digitale, molto più redditizio di accordi con l’editoria (musica legata all’uscita di quotidiani vari che producono ancora il 4%), con periodici (1%) o con l’industria cinematografica (4%).
In Italia Enzo Mazza, numero uno della Fimi, aveva analizzato così la situazione discografica digitale: “Sull’intero 2008 ci aspettiamo una crescita della musica digitale del 20% contro una flessione sempre del 20% per i compact disc”, vale a dire che il fatturato ottenuto dalla vendita di cd è di poco superiore ai 150 milioni di euro, mentre la musica digitale supera i 16 milioni di euro. Un esempio di accordo riuscito è rappresentato dalla Nokia che include alla vendita del telefonino il programma Comes with Music che da il diritto di scaricare musica legalmente.
Fonte: Quo Media



