Le app, la cultura digitale, il gioco e la società liquida

cultura liquida

Nel 1984 Steve Jobs lanciò la sua creatura forse più avveniristica, ovvero l’Apple  Macintosh, un personal computer compatto e dotato di un nuovo sistema operativo a interfaccia grafica, dotato di icone, finestre e menù a tendina; il Mac accese l’interesse del  pubblico.

Nello stesso anno lo scrittore Italo Calvino, talento visionario e dalla mente già  proiettata nel futuro della società liquida, ma soprattutto dell’evoluzione relativa alla  scrittura, venne invitato dall’Università di Harvard a tenere un ciclo di sei conferenze, che  avevano come tema la scrittura e la sua evoluzione nel tempo. Queste conferenze sono  conosciute con il titolo di  Lezioni americane: sei proposte per il prossimo millennio.

Lo  scrittore ligure scrisse così 6 brevi saggi che hanno come tema il rapporto tra scrittura e  società contemporanea. I temi trattati riguardano la leggerezza, la rapidità, l’esattezza, la  molteplicità.

Tutti temi che rivisti oggi sono non solo contemporanei, ma essenziali per  quanto riguarda il mondo del web, delle app, dei computer di ultima generazione e di  connettività.

Sempre nello stesso anno uno scrittore di fantascienza statunitense, William  Gibson, noto poi come il padre del cyberpunk, dava alle stampe uno dei suoi romanzi più  apprezzati e conosciuti: Neuromante (ad Agosto ha festaggiato 30 anni).

In questo libro il distopico underground urbano, l’allucinazione consensuale del Cyberspazio, l’egemonia di potere delle Multinazionali e i sistemi informatici di  comunicazione sono gli assoluti protagonisti del romanzo. Gibson immagina un mondo nuovo basato su comunità cibernetiche dove la connettività della rete, i personal computer  e la rete telefonica avevano modificato per sempre il nostro pianeta e la razza umana.

Traendo spunto da questa visione, il fisico Philip Rosedale plasma un universo virtuale, in  quello che poi diventerà un cult imperdibile dei primi anni duemila: Second Life.

Sicuramente avanguardia perché ancora rivolta ai pochi curiosi abitanti del world wide  web. Utile però per avviare un nuovo modo di vivere, giocare e intrattenersi con il pc e con  le sue innumerevoli applicazioni. Ho scelto il 1984 come anno cruciale da cui partire per  queste considerazioni sul mondo del web delle app e di tutti i meccanismi mobili, cellulari  e smartphone, come data simbolica nella sua accezione orwelliana e postmoderna.

In  tempi più recenti lo scrittore americano Don DeLillo ha detto che i giovani imparano il  linguaggio attraverso i nuovi social media, e che nella tecnologia risiede il pensiero attuale  della società. Un pensiero che sembra però imbrigliato dentro una conchiglia, la conchiglia  internet, che racchiude le nuove generazioni.  I computer possono negare esperienze  grandi, reali, che ci appassionavano da giovani. Allora la percezione interiore si scontrava  con il mondo della Guerra Fredda.

Adesso quella percezione interiore, avvinta ai social  media, deve nutrirsi – o almeno così mi sembra – di se stessa.

Oggi internet è divenuto la tecnologia con la crescita più rapida della storia. Nel 1993 gli  utenti di Internet nel mondo erano circa 2 milioni; nel 2002, in meno di dieci anni, si stima fossero arrivati a 580 milioni; di questi 580 milioni, 166 erano negli Stati Uniti, 414 negli  altri paesi complessivamente. Sono dati ufficiali che servono da stima per capire la  diffusione e la capillarità di questo fenomeno che ha stabilito una nuova rivoluzione  digitale che ha una rilevanza epocale. Per i nativi digitali essere online è qualcosa di naturale e fisiologico, mentre per le generazioni precedenti c’è ancora un gap e uno scarto  da colmare.

In questo contesto si inserisce un nuovo linguaggio digitale che è quello legato al mondo  delle app. Secondo i più recenti dati in Italia nel 2014 sono state scaricate oltre un miliardo di app. Una delle cose che tutti si concedono è avere un buon smartphone con una promozione per internet. Una volta stabilito questo dato però scatta la corsa ai giochi più belli, divertenti e innovativi. Scatta anche la corsa alle app più utili e importanti da  scaricare e da tenere sempre pronte per l’utilizzo sul vostro tablet o smartphone.

Una app come ad esempio questa http://www.williamhill.it/mobile/sports, relativa alle scommesse online per dispositivi mobili, si differenzia dalle tradizionali applicazioni sia per  il supporto con cui viene usata sia per la concezione che racchiude in sé. Di cosa stiamo parlando, se non di un software che per struttura informatica è molto simile a una generica applicazione ma è caratterizzata da una semplificazione ed eliminazione del superfluo?

Torniamo nuovamente a Italo Calvino: leggerezza, essenzialità, velocità, esattezza e  molteplicità. Il tutto è se ci pensate ben descritto nel manifesto programmatico del suo nome: applicazione, ma attraverso un’abbreviazione. Ciò può essere percepito come una  semplificazione del nome completo “applicazione” per dare l’idea di un qualcosa di  semplice e piccolo, smart, dunque. Quello che ci serve oggi è avere a portata di mano un  applicativo capace di renderci la vita facile nei momento di maggiore stress e quando la  fretta e la frenesia del vivere odierno ci assale. Prendendo come esempio positivo questa tecnologia e lo stile di vita odierno, il sistema di comunicazione globale vigente ci dà la possibilità di conoscere, scoprire e comunicare rapidamente anche con persone che sono distanti oltre mille miglia e senza sentire in maniera netta questa distanza siderale.

Uno degli aspetti più interessanti del web sono per l’appunto le app, che assieme alla libera informazione costituiscono uno dei mattoni su cui si poggia il pensiero comunitario delle nuove generazioni.

Attualmente scaricare e utilizzare una app è senza dubbio una grande comodità e una sicurezza che ci aiuta a vivere meglio e a risolvere alcune situazione e contingenze che altrimenti richiederebbero molto tempo e sforzo. Immaginiamo l’uomo come al massimo della sua scala evolutiva e ricordiamo le parole dell’AD Google Eric Schmidt, che profeticamente ha annunciato la fine di Internet e del web per come lo conosciamo attualmente. Quando ci sarà la nuova rivoluzione digitale e cosa cambierà non è facile stabilire. Forse torneremo a fare le operazioni di calcolo a mente o a penna come profetizzava lo scrittore Isaac Asimov in un suo pregevole racconto intitolato Nove volte sette.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.