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Sentite questa: un trentasettenne fiorentino ha creato un normalissimo account di posta elettronica spacciandosi però per una signora, vittima quindi del furto d’indentità! In questo modo si relazionava con gli altri utenti sotto le false spoglie dell’inconsapevole donna… Non si è attuata nessuna truffa in particolare, ma la Cassazione ha confermato la condanna inflitta dalla Corte d’appello di Firenze per l’uomo per sostituzione di persona.

L’uomo rischia fino ad un anno di reclusione ed il motivo della Cassazione è: “non è affatto indifferente, per l’interlocutore, che il rapporto descritto nel messaggiò sia offerto da un soggetto diverso da quello che appare offrirlo, per di più di sesso diverso“. E in effetti mi sembra giustissimo… Insomma, avrebbe anche potuto dire o fare qualcosa a scapito della reputazione della donna. E’ bene che si cominci a prendere delle misure anche per questo genere di iniziative.

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