“Le stime dell’ONU sono di 20-50 milioni di tonnellate (Mt/a) di rifiuti tecnologici prodotti ogni anno, che comprendono più del 5 per cento di tutti i rifiuti solidi urbani generati nel mondo. Il destino di questa enorme quantità di rifiuti è sconosciuto: si tratta di un flusso nascosto che non viene intercettato dai sistemi di recupero attualmente operanti.
Nonostante la presenza di tanti vecchi prodotti elettronici in garage e soffitte, molti di essi finiscono in inceneritori e discariche o vengono esportati – spesso illegalmente – nei paesi in via di sviluppo, come Africa e Asia. In questi luoghi i lavoratori, spesso bambini, sono esposti ai rischi legati al cocktail di composti chimici che questi rifiuti sprigionano se trattati in modo rudimentale e senza protezioni per la salute e per l’ambiente.
Si prevede che entro il 2010 la produzione di rifiuti elettrici ed elettronici nei Paesi in via di sviluppo possa triplicare. Per questo è necessario applicare il principio della responsabilità del produttore, che garantisca la corretta gestione dei prodotti a fine vita. Inoltre, la progettazione di prodotti privi di sostanze tossiche è un altro imperativo ambientale per agevolare le operazioni di riciclo e recupero dei materiali in essi contenuti.”

Segnalo un link a tutti i lettori: “Il neo-colonialismo dei rifiuti tecnologici” un articolo pubblicato ne Il Manifesto di ieri:
http://www.greenpeace.it/newsletter/pdf/51/04.pdf
Buona lettura!