Microsoft lancia nuovamente la sfida alle emittetenti televisive tradizionali. Dopo Youtube, che cerca di dare la scalata al ruolo di piattaforma multimediale di intrattenimento, attraverso l’impiego dei suoi Canali, ecco che Microsoft si aggiunge alla concorrenza con la Xbox 360, sempre più strumento di interfaccia con la multimedialità digitale, invece che semplice console per i videogiochi.
Xbox 360 infatti, sfrtuttando la connessione internet e la potenza di Microsoft alle spalle è già arrivata ad essere un media center per film e contenuti multimediali in genere, che gli utenti possono sfruttare per guardare i loro programmi preferiti. Ma i rumors non vanno oltre, e sembra che Microsoft stia avvicinandosi molto rapidamente al mercato televisivo. Proprio qualche giorno fa, Microsoft ha rilasciato un aggiornamento per la dashboard di Xbox Live, che continua l’evoluzione da console per il videogiochi verso un hub di intrattenimento. E’ naturalmente ancora possibile giocare con tutti i nostri titoli preferiti, ma è adesso anche possibile visualizzare contenuti in streaming dai portali digitali multimediali, o usare la Xbox come un DVD player per i nostri film.
Questa idealizzazione della Xbox 360 (che realizza ancora ottime vendite) verso altri scopi più generali è possibile, ma non è ancora realtà per alcuni ostacoli che, nemmeno a dirlo, i tradizionali fornitori di programmazione televisiva pongono non volendo rilasciare i diritti a quei portali internet (come Netfix o Hulu) che poi li rigirano ai propri clienti, ovvero gli utenti iscritti che potrebbero usare Xbox 360 per fruire di questi contenuti. Eppure, la linea di demarcazione tra show televisivi e contenuti digitale sulla rete è sempre meno evidente: con il passaggio dall’analogico al digitale, le forme di intrattenimento diventano tutte uno stream informatico, che aspetta solamente di essere diretto verso la propria destinazione, indipendentemente se questa sia una antenna televisiva o la presa ADSL delle nostre case.
La differenza la sentono però gli utenti, che potrebbero decidere dove visualizzare i propri programmi (pc, tablet, xbox, TV wireless) e la sentono chi distribuisce questi contenuti, che cerca invece di veicolare tutto il profitto alle proprie casse. Sembra di assistere a quello che successe con Napster anni fa: le etichette musicali hanno fatto chiudere il servizio, ma la proliferazione di musica digitale è stata comunque così grande da costringere anche le stesse etichette a passare alla nuova era del digitale e piegarsi alle regole dei consumatori. Vedremo cosa succederà adesso.


