Dopo 12 giorni di carcere le porte si sono aperte, sancendo un importante precedente sul ruolo di Facebook come alibi perfetto nell’ambito di un processo.
Gli esperti in materia sono tuttavia scettici. Joseph A. Pollini, docente di Giustizia Criminale al John Jay College, ha dichiarato al New York Times che “gli adolescenti sono molto esperti nell’uso di internet”, in questo senso bisognerebbe valutare con più attenzione questo tipo di prova. Inoltre chiunque, dotato di password e username, potrebbe sostituirsi al legittimo possessore dell’account e aggiornare lo stato al suo posto.
Tempo fa il celebre network aveva avuto l’effetto contrario, contribuendo a inchiodare un ladro affetto da Facebook dipendenza.
Fonte: Quo Media