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Anche se non si conosce letteralmente la cosiddetta “legge di Moore”, la si ritrova scritta tra le righe di ogni notizia che riguardi le innovazioni nei prodotti informatici.

Come potete leggere dall’immagine qui accanto, questa osservazione venne esposta da Gordon Moore su Electronic Magazine il 19 Aprile 1965 e, ad oggi, è ancora considerata una delle più rappresentative dello sviluppo dell’informatica degli ultimi 40-50 anni.

Il principio su cui si fonda la regola è che all’interno di un chip, il numero dei transistor raddoppia all’incirca ogni due anni. Raddoppierebbe, di conseguenza, anche la velocità dei computers.

Moore fece questa osservazione in riferimento al periodo tra il 1959 e 1965. Tre anni dopo, insieme a Robert Noyce, lasciò la Fairchild Semiconductors per fondare la Intel.

Come potete vedere dai dati riportati qui sotto a destra, se si considera il quarantennio che va dal periodo considerato da Moore al 2005, la Intel ha più che rispettato la “legge”.

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Per incrementare le prestazioni, occorrono sempre maggiori ricerche e sperimentazioni: per aumentare i transistor all’interno del processore, mantenendo inalterata dimensione del processore stesso, bisogna produrre componenti sempre più piccoli.

Qui nasce la vera discussione: come produrre circuiti integrati sempre più piccoli e complessi a costi di ricerca e di produzione minori, dato che questi ultimi crescono in maniera esponenziale nel tempo. Ogni nuova generazione tecnologica deve essere in grado di dare sempre e costantemente all’azienda un profitto tale da coprirne le spese “vive” in continuo aumento.

La politica economica è rivolta, quindi, alla riduzione dei rischi legati a scelte fallimentari e alla ricerca della stabilità del settore informatico: diminuzione delle aziende che si possono permettere di destinare grandi finanziamenti a ricerca e sviluppo, aumento delle cooperazioni tra aziende (tra di loro e con i Centri di Ricerca) per sviluppare progetti comuni e quindi finanziati da tutte le società collaboratrici.

Vorrei concludere questa riflessione rimandandovi a questo articolo del numero di settembre-ottobre della newsletter di Technology Review: è un’intervista molto interessante ad Andrew Chien, direttore della ricerca per Intel. Vi consiglio di leggerla perchè si parla di esigenze e progetti dell’immediato futuro, legati non solo all’informatica, ma anche al nostro modo di vivere quotidianamente l’informatica.

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