E’ vero che a far scattare le manette sarabbero stati simboli nazisti e materiale pedo pornografico trovati in casa di Nikša Klecak, questo il nome del cittadino croato, ma resta il fatto che la sua identità è stata individuata attraverso il sito di social network e che l’intervento delle autorità è arrivato dopo la pubblicazione del gruppo dedicato a Ivo Sanader, premier croato.
Il giovane, che ora è libero, ha guadagnato proprio su Facebook un gruppo dedicato alla sua vicenda e l’oggetto del contendere è rimasto attivo in rete.
La cancellazione delle community create dagli utenti è infatti a discrezione del team resposabile del sito e avviene tramite segnalazione di eventuali abusi. E’ il caso dei gruppi inneggianti al nazismo, rimossi da Facebook in quanto violenti e minacciosi. Stessa cosa è accaduta in seguito alla pubblicazione di un’area che offendeva la memoria di Gabriele Sandri, giovane tifoso laziale ucciso da un poliziotto un anno fa. A testimoniare l’esistenza di quest’ultima realtà è il controgruppo che era stato immediatamente creato.
Insomma, fra accuse e risposte più o meno fondate e corrette Facebook si sta trasformando in un gigantesco stadio virtuale dove la fazioni opposte si sfidano a colpi di inni e slogan dei quali, la maggior parte delle volte, non conoscono il reale significato.
Fonte: Quo Media