Innanzitutto, che cos’è un captcha e a che cosa serve? E’ quella parola “cammuffata” e senza senso che siamo obbligati a trascrivere correttamente, per esempio, per inoltrare un commento su un blog o su un forum di discussione. Il termine è stato coniato alla Carnegie Mellon University ed è un acronimo di “test di Touring pubblico e completamente automatico per distinguere computer e umani“: fu Alan Turing il primo ad esprimere la necessità di riconoscere la risposta di un essere umano da quella di un computer.
Il captcha serve, appunto, per dimostrare che siamo un essere umano e non una macchina. Nel caso appunto dei blog e dei forum, esistono programmi che individuano i campi di commento e inviano grandi quantità di spam a centinaia di siti diversi. Serve dunque a porre un limite fisico: i computer non sono in grado di decifrare un captcha, il cervello umano sì.
Sempre alla Carnegie Mellon University, è stato calcolato che ogni giorno scriviamo circa 60 milioni di queste parole senza senso, più o meno il contenuto di due enciclopedie.
Allora, hanno inventato il recaptcha. Come vi ho scritto nel titolo, “fare di necessità virtù“: invece di digitare parole prive di senso, con questo progetto si potrà contribuire “all’archiviazione digitale di tutti i libri e documenti che la nostra cultura ha prodotto prima dell’era digitale, a mano o in stampa“. Recaptcha ci chiederà di trascrivere parole di testi che sono stati scannerizzati e che il computer non è in grado di decifrare e potremmo così contribuire alla digitalizzazione del sapere universale per i posteri. “Uomini o macchine che siano, i posteri” conclude Luca Sofri.
Ottimo spunto di riflessione. Fatevi avanti: il progetto è ambizioso e di notevole spessore. Potremmo diventare “gli amanuensi” dell’età digitale.


C’è una petizione online contro i captcha, perché in rete esistono anche i DISABILI, è SICUREZZA SENZA BARRIERE firmatela e diffondetela, sarà questo un vero e nuovo contributo (nel testo della petizione ci sono suggerimenti per NON DISCRIMINARE NESSUNO)
ciao, Laura Raffaeli (Blindsight)
Un grazie a Laura Raffaelli per aver segnalato questa petizione online, mettendoci di fronte al problema dell’accessibilità dei siti web.
Ecco il link per firmare:
http://www.firmiamo.it/sicurezzasenzabarriere
e il link a Blindsight Project, onlus non profit che ha lanciato questa petizione:
http://blindsight.eu/
Firmate numerosi. L’accessibilità dei siti internet è un tema di estrema importanza e sensibilità e le tipologie di persone diversamente abili sono davvero innumerevoli. Se nella vita di tutti giorni esiste il problema delle barriere architettoniche (per citarne uno fra i tanti), facciamo in modo che almeno il web possa essere un luogo accessibile a tutti.
grazie a te! ed anche a tutti coloro che firmeranno, ricordando che una petizione online ha un valore puramente informativo e non legale, per ora infatti si vuole informare, perché sono convinta che il web sia così discriminante per l’assenza di informazioni nei nostri riguardi (mi riferisco a noi disabili).
ciao e speriamo che, visto che ho scritto anche nel sito del ministro che ha un forum finalmente, in molti possano sapere che un sito web è veramente libero quando non discrimina nessuno, a presto, laura raffaeli
Siccome a me recaptcha mi ha sbomballato parecchio, io cerco di capire quale delle due parole non è stata riconosciuta in fase di scannerizzazione e ci metto una parolaccia, ad esempio “stikaxxi”.
Ho firmato molte petizioni online, buona parte delle mie firme è stata utile. Tornando al recaptcha. Solo a me sembra di togliere lavoro ai laureati in lettere, possibili ricercatori? (me in un futuro prossimo)