“Vogliamo aprire le nostre vite e la nostra sofferenza al mondo e mostrare che questa non è solo una questione politica, ma coinvolge persone vere“, ha spiegato a Reuters per telefono, in quanto la sua identità è celata, Hope man, 42 anni, padre di tre figli, “vogliamo far vedere che esistono persone normali che stanno cercando alternative alla violenza“.
I due uomini raccontano aneddoti della loro vita a Gaza e a Sderot. Peace man spiega quanto siano scarsi i prodotti dopo il blocco della frontiera deciso da Israele, e quanto siano frequenti le esplosioni nella sua zona. Hope man scrive della felicità sua e della moglie di fare una passeggiata in campagna durante una recente pausa nel lancio di razzi. calma presto squarciata dal suono della sirena di allarme di Sderot.
Prima, Peace man e Hope man si incontravano a Sderot. Ma ora Peace man, come la maggior parte degli abitanti di Gaza, non può lasciare la Striscia. Possono tuttavia ancora comunicare via telefono, e-mail e sul blog. Danny Gal, la cui organizzazione, il Centre for Emerging Futures, ha aiutato Peace man e Hope man a ritrovarsi insieme, dice che mettere in contatto le persone può cambiare l’opinione pubblica e alla fine anche influire sulla politica.
“So che sembra ingenuo, ma stiamo acquistando slancio, la gente sta davvero cambiando il proprio modo di pensare e di influenzare le comunità“, ha affermato Gal, “la gente ha molto potere e non si rende conto quanto può influenzare i propri leader“.
Fonte: Quo Media
