Questa è la domanda che si pone L’Espresso in un articolo del settimanale in edicola.
Secondo alcune fonti la Polizia Postale italiana avrebbe stretto un accordo con il social network per indagini sulle pagine di Facebook.
“Il patto con cui la Polizia Postale italiana si è fatta concedere da Facebook il diritto di entrare arbitrariamente nei profili degli oltre 15 milioni italiani iscritti a Facebook, senza un mandato della magistratura e senza avvertire l’internauta che si sta spiando in casa sua, è di fatto un controllo digitale di tipo cinese che viola i più elementari diritti dei cittadini che dialogano utilizzando il social network: insomma, stiamo parlando di una vera e propria perquisizione, espletata con la violenza digitale del più forte“.
400 agenti telematici che settaceranno quasi 17 milioni di profili italiani Facebook per sgominare pedopornografia, truffe, phishing e spiare eventuali azioni fraudolente.
E per chi non ha nulla da nascondere? Saranno monitorati anche loro.
Non una bella notizia se si pensa che si può tranquillamente accedere anche alla cronologia della chat fino ad un anno indietro.
I vertici della Polizia di Stato smentiscono, ma il dubbio rimane.
Un bel colpo per la già fragile Privacy su Facebook che vedrà gli agenti virtuali intrufolarsi nei profili privati senza chiedere alcuna autorizzazione preventiva.
