Il membro del governo ha così smentito la stessa maggioranza, che nei giorni scorsi, per via del senatore Raffaele Lauro (Pdl), aveva presentato una proposta per il ddl in materia di sicurezza e piattaforme digitali che prevedeva la reclusione da 3 a 12 anni per chi istiga alla violenza o alla commissione di delitti per via telematica. Il progetto prevedeva anche l’aggravante specifica per l’apologia di reato commessa online.
Maroni rilancia invece l’istituzione di una commissione permanente che si occupi di un codice di autoregolamentazione della rete. Governo, gestori dei servizi e rappresentanti dei più importanti social network sono chiamati a far parte del gruppo di lavoro su internet. Le parti in causa si sono già incontrate nelle scorse ore al Viminale: “Ci siamo impegnati ad elaborare delle proposte – spiega il ministro – e a costituire un tavolo con tutti i soggetti che sono intervenuti, che sarà riconvocato a metà gennaio, per discutere le nostre proposte e valutare la possibilità di trovare una soluzione e cioè un codice di autoregolamentazione piuttosto che una norma di legge”.
Il governo, almeno pubblicamente, prova a smorzare i toni, dopo l’intensa campagna anit-web cominciata dallo stesso Pdl in seguito all’aggressione a Silvio Berlusconi e alle reazioni sovreccitate degli internauti e degli utenti di Facebook in particolare.
“La strada da seguire è quella di cercare un accordo tra tutti, definendo un codice di autoregolamentazione che coinvolga tutti i soggetti interessati, evitando interventi d’autorità ma ottenendo ugualmente il risultato” ha detto ancora Maroni, invitando poi ad agire in tempi rapidi per “combattere il proliferare di gruppi che inneggiano all’omicidio, al terrorismo e alla mafia”.
Un colpo al cerchio e uno alla botte, con l’ansia da controllo e da intesa veloce a rendere ancor più complesso il confronto su internet, le sue funzioni e le sue falle. Con in gioco il diritto alla libertà d’espressione.
Fonte: Quo Media