L’analisi ha preso in considerazione 369 portali di 26 Stati membri, più Islanda e Norvegia (17 in Italia) e ha rilevato irregolarità circa le informazioni relative ai diritti dei consumatori, sul costo totale dei prodotti o sulle modalità dei di contatto del commerciante.
“Abbiamo condotto questa indagine in collaborazione con le Autorità nazionali per numerosi motivi – ha spiegato Kuneva –: si tratta di un mercato che vale 7 miliardi; i prodotti elettronici sono quelli maggiormente acquistati su internet; riceviamo moltissimi reclami da parte dei cittadini, uno su tre sugli acquisti effettuati su internet riguarda prodotti elettronici”.
Secondo l’indagine il 66% di questo 55% non visualizzale informazioni obbligatorie sui diritti dei consumatori, come il diritto a restituire il bene acquistato entro sette giorni senza fornire motivazioni al venditore (ma alcuni Stati concedono agli acquirenti tempi anche maggiori). “Questa è una tutela prevista per chi compra su internet, perchè a differenza di chi va in negozio non può valutare direttamente il bene che sceglie di comprare“, spiega Kuneva.
Un 45% delle violazioni riguarda poi le informazioni ingannevoli o incomplete sui costi totali, compresi quelli di spedizione, come prevede la normativa in vigore. “Alle volte delle offerte mascherano spese di spedizione che superano quelle del bene acquistato, e per il consumatore è impossibile verificarlo prima di aver effettuato il pagamento“, dice la commissaria.
Un terzo dei siti contestati, il 33%, non fornisce invece dettagli completi sul commerciante, “e questo è grave, perchè diventa impossibile reclamare in caso di insoddisfazione“, spiega Kuneva.
La Commissaria si augura ora che ogni Stato, come hanno fatto Islanda, Norvegia e Lettonia, pubblichi l’elenco dei siti irregolari, “solo loro possono farlo – ha spiegato – e noi abbiamo bisogno di questa collaborazione”.
Fonte: Quo Media

