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Mentre l’Europa si interroga sull’approccio francese al problema della pirateria online, un tribunale americano ha condannato una donna del Minnesota a pagare un risarcimento di 1,9 milioni di dollari (circa 1.366.000 euro) per aver scaricato illegalmente canzoni da internet.

Jammie Thomas Rassett, questo il nome della malcapitata madre di quattro figli, ha beneficiato della gratuità del peer-to-peer per soli quattro file che, se acquistati su iTunes e simili, le sarebbero costati 99 centesimi di dollaro a brano.

Si tratta della prima presa di posizione di questo tipo, 80.000 dollari a violazione del copyright, che ha fatto gridare vittoria alla Record Industry Association of America (Riaa), da anni impegnata nella lotta contro il download illegale.

Il caso, che con ogni probabilità verrà riaffrontato in appello, è l’ennesimo pezzo di un puzzle che fatica a trovare la sua forma: il partito pirata svedese che prima è stato condannato dalle autorità giudiziarie e poi è finito al Parlamento europeo a furor di popolo. Il governo francese che, nonostante le perplessità della Corte Costituzionale, intende proseguire con il pugno duro del ‘taglia-connessione’ e quello olandese che si prepara a fargli da eco. L’industria discografica che da un lato adotta un approccio progressista, siglando contratti con community e negozi online, e dall’altro è ancora restia ad accogliere le logiche imposte dalla rete.

E Jammie Thomas Rassett che rischia di pagare per tutti.

Fonte: Quo Media

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