Lui si definisce semplicemente un nerd, uno smanettone del computer che nel mettere alla prova le proprie abilità informatiche si è cacciato in un guaio più grosso di lui. Un po’ come il protagonista di «War Games», il film che nel 1983, (quando ancora Internet e il personal computer erano lontani dal diventare compagni di vita di milioni di persone, raccontava di uno studente che, entrato per gioco nei sistemi informatici che controllano il sistema di difesa nucleare americano, aveva finito con l’attivare il sistema di lancio dei missili rischiando di scatenare il terzo conflitto mondiale, in epoca di Guerra Fredda e con il Muro di Berlino ancora ben lungi dall’essere abbattuto.

Non è arrivato a tanto lo scozzese Gary McKinnon, oggi 42enne, ma le sue ripetute intrusioni nei server di diversi apparati militari americani potrebbe costargli il carcere a vita. Le accuse a suo carico sono pesanti: non solo avrebbe violato i sistemi informatici della Nasa, del Dipartimento della Difesa Usa, dell’esercito e della Us Navy; ma avrebbe addirittura manipolato il materiale scovato negli archivi cancellando anche alcuni file. Con queste sue scorribande, compiute tra il febbraio 2001 e il marzo 2002, avrebbe finito col creare gravi criticità nei sistemi, esponendo gli Stati Uniti a gravi rischi.Accuse, quelle nei confronti dell’hacker britannico, rese forse più pesanti dal fatto che le sue prodezze sono state messe in atto subito prima e subito dopo gli attacchi dell’11 settembre a Washington e New York. Lui, tuttavia, respinge ogni addebito e spiega che il suo obiettivo non era sabotare la superpotenza, bensì raccogliere ulteriori informazioni sugli Ufo, magari files non resi pubblici che si diceva convinto esistere in qualche archivio governativo.

LA VICENDA PROCESSUALE – L’uomo, che con la sua tastiera da un appartamento londinese è riuscito a violare ben 97 computer di strutture militari americane, era stato arrestato nel 2002 ma nei suoi confronti la Gran Bretagna non aveva ritenuto di dover procedere. Era stato rilasciato, ma in libertà condizionata e tra le limitazioni gli era stato imposto il divieto di utilizzare computer collegati al web. Sono però gli Usa che vogliono la sua condanna, anche perché ritengono che le sue incursioni rappresentino il più grande hackeraggio mai compiuto ai danni di una struttura militare. E proprio per la gravità di questa azione McKinnon, che ora è disoccupato (in passato era stato un analista informatico), rischia addirittura il carcere a vita. Una sentenza esemplare, insomma, che gli States gli potrebbero infliggere come monito per quanti cercassero di seguirne in futuro le orme.

INCUBO GUANTANAMO – Il suo timore di finire dietro le sbarre – e di passarci un lunghissimo tempo – è tutt’altro che infondato: la House of Lords inglese a fine luglio ha respinto un suo appello contro l’estradizione negli Stati Uniti e ora le sue speranze sono affidate alla Corte europea dei diritti Umani a cui si è rivolto per chiedere quanto meno la derubricazione dei reati di cui potrebbe essere accusato. L’uomo, infatti, era stato già messo in allerta dalle autorità che avevano spiegato che senza la sua ammissione di responsabilità e la collaborazione che poi ha effettivamente fornito nello spiegare i dettagli delle sue azioni avrebbe anche potuto essere considerato alla stregua di un terrorista. Un rischio, questo, che McKinnon non si sente comunque di correre e per questo ha chiesto di rimanere in Gran Bretagna e di essere al limite processato lì, essendo il reato avvenuto nel territorio di Sua Maestà. Per il momento ha ottenuto una sospensione fino al 28 agosto, in attesa del pronunciamento della Corte. Ma qualora questo fosse negativo, per lui si potrebbe anche aprire la prospettiva peggiore di tutte: il carcere di Guantanamo Bay, che dopo l’11 settembre è diventato il centro di detenzione di tutte le persone sospettate di terrorismo.

Fonte: Corriere della Sera

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