L’accesso alla rete diviene infatti l’apice di un problema più ampio: la regolamentazione dell’utilizzo della tecnologia. Che è uno strumento, di per sé ne buono ne cattivo.
In Italia il diritto penale dell’informatica si è sviluppato con una tendenza tecnofobo-moralista, osserva il Prof. Giovanni Ziccardi, che spesso non discerne fra strumento e suo utilizzo, fra gravità dei reati e adeguatezza della pena, fra diritto alla libera espressione e alla privacy e tendenza a porre freni e controlli. Tanto che si è depenalizzato il falso in bilancio, ma si persegue il ragazzino che scarica musica con il peer to peer.
La caccia alle streghe non serve a nessuno: occorre piuttosto un approccio sereno ed equilibrato, accompagnato da una sensibilizzazione di famiglie ad aziende al tema della sicurezza in tutte le sue forme.
Le nuove tecnologie e la web-society hanno aperto ampi scenari di partecipazione e di condivisione, ma contemporaneamente nuove opportunità legate ad attività criminose, osserva Giorgio Rapari, Presidente di Assintel. Furto di dati informatici, deterioramento dei siti internet, accesso e sabotaggio delle infrastrutture critiche sono oggi alcuni dei più diffusi computer crimes, mentre termini come malware, virus, spamming diventano giorno dopo giorno presenze costanti della nostra quotidianità.
L’elemento caratteristico del cybercrime è la virtualizzazione del rapporto: la relazione non è più direttamente “fisica” ma è mediata dallo strumento informatico: si parla di “tecnomediazione”, osserva Marco Strano, Presidente di ICAA; ed il processo avviene attraverso una localizzazione geografica spesso sovranazionale, complicando notevolmente le procedure investigative e comportando problemi di coordinamento fra magistrature e normative di differenti Stati, aggiunge Mario Piccinni della Guardia di Finanza.
Fra i crimini informatici più diffusi in Italia, il phishing (furto di dati sensibili) sta assumendo una portata di prim’ordine, collegato ad organizzazioni criminose le cui basi più strutturate si trovano in Romania. Il furto impatta sia sugli utenti di home banking e Poste italiane, sia ormai anche sugli utenti di E-bay e delle aste on-line. Il processo si completa con il riciclaggio del denaro sottratto, attraverso l’utilizzo di correntisti italiani che – spesso ignari della criminosità dell’operazione – trasferiscono i fondi all’estero credendo di lavorare lecitamente per società finanziarie.
Ma cybercrime è anche pedopornografia on-line, come testimonia Cristiana De Paoli di Save the Children. Il primo contatto con il minorenne avviene per il 74,8% dei casi via chat, a seguito del quale si costruisce una relazione virtuale che via via ne cattura la fiducia e diviene “sessualizzata” (grooming), fino ad arrivare, al limite, all’incontro fisico. Ma solo il 16% dei casi è di violenza: nel 50%, invece, la vittima non si considera tale, ed è anzi consapevole del contenuto sessuale della relazione. A questo punto, più che di consenso, è opportuno parlare di asimmetria della relazione, da prevenire attraverso il rafforzamento della sfera educativa e del controllo dell’accesso al web da parte dei genitori, spesso assente. L’entità del problema tenderà inoltre ad amplificarsi con lo sviluppo del web 2.0, in cui è prevedibile un aumento esponenziale dell’auto-produzione di pornografia minorile.
Da FullPress.it



