Pur essendo una tecnologia promettente e in fase di sviluppo, gli SSD non scalzeranno probabilmente mai gli hard disk tradizionali.
I moderni dischi rigidi ad elevate velocità infatti sono destinati a rimanere in commercio ancora a lungo, soprattutto se i ricercatori pensano che si possano ottenere supporti con ancora maggiore densità: usando l’uranio.
L’uranio impoverito, lo stesso materiale usato in campo militare per le corazze dei carri armati e per i proiettili di artiglieria, potrebbe un giorno essere impiegato per realizzare hard disk super-high density.
Il segreto sta nel mantenere l’uranio freddo.
Normalmente gli atomi di uranio sono paramagnetici, cioè non manifestano comportamenti magnetici se non stimolati da un campo magnetico esterno. A basse temperature l’uranio manifesta queste proprietà da solo. Ciò significa che finché il materiale è tenuto freddo, può essere utilizzato per immagazzinare informazioni.
Chiaramente questa diventa una sfida difficile da mantenere. Per ovviare questa necessità il dottor Steve Liddle della Nottingham University ha manipolato una proprietà dell’uranio per creare un magnete formato da due atomi di uranio, rispettivamente polo nord e polo sud. Applicando una corrente istantaneamente la molecola si posiziona o in una direzione indicando 0 u nell’altra indicando 1.
L’immagazzinamento di 0 e di 1 è alla base non solo della tecnica degli hard disk ma anche dell’informatica, e l’utilizzo della corrente elettrica per leggere e cambiare lo stato di questi magneti è come i dati vengono letti o scritti nel disco rigido attuale.
Il dottor Liddle è ottimista, ma afferma anche che sono necessarie ulteriori ricerche prima che si possa saltare alla conclusione che la soluzione alla limitatezza dei nostri hard disk attuali possa essere spostata oltre dall’impiego di uranio impoverito nei nostri negozi di informatica.
Indipendentemente da questo, l’uranio impoverito è una materia prima attraente per questo tipo di applicazioni: è un prodotto di scarto dell’industria nucleare, non è più radioattivo ma è incredibilmente denso di atomi. Ciò significa che si potrebbe immagazzinare un’infinità di 0 e 1 in uno spazio molto piccolo.
Come accade sempre, quando si pensa di aver raggiunto il limite di sfruttamento di una risorsa, la scienza porta nuovi materiali e nuove conoscenze che rendono obsolete le precedenti in breve tempo.
Luca Fortuna

Chi lo dice che l’uranio impoverito non e’ radioattivo???
Ma stiamo scherzando??
E per di piu’ al fine vita di questi strumenti si ha un cumulo di rifiuti radioattivi. Che bella trovata…..
Informatevi signori, non vi fate dare lezioni sul nucleare dai poilitici allo sbaraglio che non sanno la differenza tra una barra di grafite e una di uranio nelle ospitate televisive…… o un giorno vi daranno da bere l’acqua pesante……