Anche a Cuba computer e dvd
Apparecchi tecnologici che per noi risultano irrinunciabili, se non addirittura superati, sono stati approvati solo adesso per dal neopresidente cubano Raul Castro.
“Vista la disponibilità di elettricità il governo ha approvato la vendita di apparecchiature finora proibite”, si legge in un memo interno del governo cubano, dove viene anche stilata una lista dei prodotti che potranno da ora essere liberamente acquistati dai cubani.
Nella lista appaiono, oltre a computer e dvd, televisori di misura compresa fra 19 e 24 pollici, biciclette elettriche, forni a microonde, e antifurti per auto.
I divieti erano stati imposti dopo il crollo dell’Unione Sovietica e la conseguente sospensione dei rifornimenti petroliferi e aiuti finanziari: la crisi energetica obbligava le autorità a interrompere l’elettricità fino a 18 ore al giorno, situazione migliorata due anni fa grazie alle importazioni di petrolio venezuelano.
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Ci sono 2 Commenti. Inserisci anche il tuo
il 15th marzo , 2008 alle ore 2:46 pm
E’ finito il socialismo a Cuba. Potete crederci, lo dice Vittorio Zucconi su Repubblica di oggi: “E’ l’elettricità ad annunciare la fine ormai inevitabile dell’ultima isola rossa del mondo”. E nelle pagine interne esultano i soliti Omero Ciai e Carlos
Franqui.
Che è successo di tanto clamoroso? Che il governo cubano ha autorizzato l’acquisto di computer e lettori DVD.
Tutto qui? Direte voi. Sì, tutto qui. I cubani chiedono una qualità della vita un po’ più ricca, anche di beni di consumo, e il governo autorizza la vendita di computer e DVD.
Ad Haiti o in Ruanda non ce l’hanno il computer, né chiederebbero di poterselo comprare. Anche se avessero qualche dollaro lo spenderebbero per non morire di fame o per comprarsi qualche medicina.
A Cuba invece, paese che farebbe la fine di Haiti e del Ruanda se dipendesse da Omero Ciai o dai simpatici vicini del nord, il problema della gente è comprarsi il computer o il DVD.
Gabriele Carchella, una nuova entry del Tirreno, si affretta a spiegarci che il computer “resta per i cubani un perfetto sconosciuto”. Manca solo che ci racconti che per le strade dell’Avana la gente si veste con pelli di leopardo e per vivere caccia brontosauri.
Peccato che in ogni classe di ogni scuola cubana c’è un computer e il livello di alfabetizzazione informatica dei cubani è senz’altro più alto di quello degli italiani.
Ma si sa, internet è proibita… Beh, fate questa prova, andate su un sito di amicizie e chat come ce ne sono tanti in rete, per esempio http://www.latinamericancupid.com, e guardate se ci sono o no cubani. Forse sono inserzioni vecchie e li hanno già arrestati tutti, o sono tutti della polizia segreta del regime…
Infine il must di questi ultimi tempi: Cuba sta seguendo il modello cinese, libertà economica e niente diritti civili. Vagli a spiegare che il modello cinese ha come presupposto fondamentale la libertà di impresa e il mercato selvaggio e questo a Cuba non ci sarà mai, a parte il fatto che in Cina lavorano da schiavi e ci sono le esecuzioni di massa in piazza (ma questo non impedisce ai paesi “democratici” di intrattenere normali rapporti diplomatici e commerciali con Pechino).
Ci sembra che questi giornalisti non dovrebbero scambiare i loro desideri per realtà. La libertà di comprarsi un computer non ha niente a che vedere con la reintroduzione del capitalismo, che i cubani non vogliono, ma è solo un modo di permettere alle famiglie qualche bene di consumo in più. Non ci vediamo niente di male.
Ma poi se bastava dare i computer ai cubani per sconfiggere il socialismo, perché c’è l’embargo? Perché allora gli Stati Uniti non hanno inondato l’isola di lavatrici, o magari di collanine di perle come si faceva una volta con i selvaggi? Mistero…
Certo, il governo cubano sbaglierebbe se pensasse di risolvere i problemi della vita quotidiana solo consentendo a chi può permetterselo di riempirsi di beni di consumo. Ci sono dei rischi non indifferenti di una differenziazione di classe fra chi lavora con il turismo e i ceti professionali a reddito fisso e questo va evitato come la peste. Ma a Cuba questo lo sanno, e la speranza è che con i processi di liberazione e integrazione latinoamericana (in barba a Omero Ciai) saranno possibili ben altri miglioramenti. Altro che DVD!
il 29th aprile , 2008 alle ore 10:20 pm
Io per la verità ho scritto che il computer “resta per la maggioranza della pooplazione un perfetto sconosciuto”. Non per tutti, come si evince dall’imprecisa citazione.
Avete mai provato a tenere una corrispondenza via e-mail con un cubano? Io sì e non ci sono riuscito. I miei amici nell’isola mi scrivono tramite la posta tradizionale. Molti di loro, seppur giovani, mi hanno confessato di non saper usare il computer. Mi sono limitato a raccontare un’esperienza diretta, senza voler discettare di massimi sistemi. L’esperienza cubana, come molte altre, presenta i suoi pregi e i suoi lati oscuri. Se ne potrà discutere un giorno senza pregiudizi ideologici e senza dover tirare in ballo pelli di leopardo e brontosauri?
Preciso anche che non sono una new entry del Tirreno, scrivendo per questo giornale da diversi anni.
Cordialmente
Gabriele Carchella